Potrebbe essere definita “la stella polare dei lettori e degli scrittori”: sicuramente il Salone del Libro di Torino è uno di quei pellegrinaggi imprescindibili nella vita di chi ha il naso dentro i libri, ma anche ovviamente di tutti coloro che lavorano nella filiera dell’editoria.
Per me questa edizione del 2024 è stata la prima esperienza e il bilancio non può che essere positivo.
Questo non significa che sia andato tutto bene o che la manifestazione non abbia delle criticità (anche solo banalmente dover fare la fila per qualsiasi cosa o i pochi posti a sedere disponibili), ma ciò che mi ha lasciato un’impronta sul cuore è il senso di comunità, di unione.
Sono stata al Salone sabato e domenica, che in genere sono i giorni con più visitatori, ma se è vero che la gente era tanta tanta tanta, la costante era sempre la stessa: sguardi pieni di amore verso i libri.
Quasi la sensazione di essere “nel posto giusto”.
Non è una cosa banale, in un modo sempre di corsa che ha poco tempo per leggere e per il riflettere.
Ho visto tanti sorrisi, ho incontrato autori, editori e qualche “vip”. Ho dato un volto ad autori che conoscevo solo tramite social ed è stato bello, finalmente, vedere dal vivo occhi e sorrisi, scambiare chiacchiere e impressioni su quello che ci circondava. Altrettanto bello è stato scoprire piccoli editori, che di piccolo hanno solo la dimensione editoriale, perché sono professionisti a tutto tondo che amano profondamente ciò che fanno e ci credono fino in fondo.
Le big, a parere mio, purtroppo sembravano più punti vendita simili a librerie, e non hanno attirato più di tanto la mia attenzione.
Un’altra cosa che mi ha colpita è che… mesi di preparazione e pianificazione sull’evento non ti preparano comunque alla grandezza del Salone!
Ma, forse, il brivido dell’emozione non è anche questo?


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